1- OBIETTIVI
2- RIFERIMENTI NORMATIVI
3- TARGET DI UTENZA
4- DATO REGIONALE
1-OBIETTIVI
I piani di inserimento professionale erano diretti essenzialmente a migliorare la formazione ed a facilitare l'inserimento professionale dei giovani nelle aree del mezzogiorno ed in altre aree depresse.
2- RIFERIMENTI NORMATIVI
La piattaforma giuridica dei piani di inserimento professionale era costituita da una serie di norme tra cui il D.L. n. 299/16-5-1994 converetito con la legge 451/1994, nel D.L. n. 510 del 1 -10-1996 (Art. 9 octies), convertito dalla legge 608/1996 (art. 9), dalla legge n.52/1998 e nelle due leggi finanziarie n. 488/1999 (art. 63 e n. 388/2000) art. 78.
3-TARGET DI UTENZA
Beneficiari e durata
Il piano offriva la possibilità a giovani di età compresa tra i 19 e 32 anni (fino a 35 se disoccupati da almeno 24 mesi) aventi una qualifica professionale o un diploma o una laurea, oppure in possesso della sola licenza media, ma sottoposti in questo caso all'obbligo formativo ai sensi della circolare n. 74/1998 di svolgere un'esperienza finalizzata alla acquisizione di maggiori competenze e consapevolezze nelle future scelte professionali.
4- DATO REGIONALE
Nella valutazione dell’investimento pubblico nei Piani di Inserimento Professionale, si è soliti valutare i benefici relativi a tutta la collettività. Secondo quanto rilevato i benefici ottenuti in campo occupazionale sono molto positivi, infatti su un totale di giovani partecipanti ai Piani di 5902 unità ben 1699 giovani sono stati occupati soprattutto in aziende ubicate nel Molise. Interessante notare la performance occupazionale che nell’arco degli anni assume valori compresi tra il 16,71% (valore minimo) nel 1998 e il 35,65% (valore massimo) nel 2001.Questi risultati dimostrano che il Piano di Inserimento professionale è stato un valido strumento di politica economica che, valutato in termini sia di ritorno economico-sociale che in termini macroeconomici, ha rappresentato per la collettività regionale un’importante sostegno alla crescita della domanda in bene e servizi e di conseguenza un importante volano alla crescita economico e sociale della regione. Aspetto importante dello studio è stata l’osservazione del “luogo” in cui i giovani hanno trovato occupazione. E’ importante notare che la Regione Molise ha visto “movimentare” una popolazione di giovani che ha riversato nel mercato del lavoro un notevole contributo di nuova professionalità. Il periodo formativo caratterizzato “dall’ imparare lavorando” si è trasformato in un valido investimento sia per i giovani che per l’impresa: per i giovani per aver incrementato la propria professionalità, per l’impresa l’aver ritenuto valido e produttivo l’apporto inteso in termini di competenza lavorativa. Altresì risulta interessante notare dove i giovani hanno speso la loro professionalità: su 1699 giovani occupati nel periodo 1998-2003 ben 543 giovani risultano rimasti all’interno dello stesso soggetto utilizzatore, 898 sono stati occupati in aziende diverse dal soggetto utilizzatore ma ubicate nella regione Molise e 258 giovani hanno trovato occupazione fuori dai confini regionali. Le dinamiche di performance relative al luogo in cui i giovani sono stati occupati hanno dimostrato una vivacità del mercato del lavoro ad assorbire nuove professionalità. Una vivacità stimolata dall’investimento pubblico che ha consentito di sviluppare l’economia regionale ed ha offerto la possibilità di trovare occupazione fuori regione ai giovani che non hanno potuto spendere le professionalità acquisite nel Molise. I giovani grazie allo sviluppo dei Piani di Inserimento Professionale, sono riusciti a spendere il titolo di studio conseguito ai diversi livelli di scolarità e sono riusciti a dare alla loro preparazione un importante taglio professionale. Si è naturalmente esaudito il principio del “learn by doing”. I giovani in possesso della laurea hanno trovato occupazione soprattutto negli ordini professionali e nelle realtà lavorative impegnate nel mondo della ricerca e dei servizi.
Interessante notare la buona performance dei giovani in possesso del diploma di scuola media inferiore che hanno trovato occupazione In questo caso il piano ha formato una professionalità con taglio tecnico consentendo ad essi di spendere sul mercato del lavoro le nuove professionalità acquisite. I settori artigianato e metalmeccanico sono quelli che meglio hanno assorbito questo nuovo contributo di professionalità. Hanno giocato un ruolo importante nell’occupazione dei giovani: il settore del commercio e dei servizi seguiti a breve distanza dall’industria. Commercio e servizi hanno dimostrato una maggior propensione ad offrire nuove opportunità di lavoro. Il settore del commercio ha visto crescere notevolmente le imprese della grande distribuzione, il settore servizi si è evoluto anche in funzione delle nuove professionalità che di fatto si sono venute a creare nel mercato del lavoro. Il settore multimediale e quello dei servizi alle imprese si sono dimostrati trainanti in termini di nuove opportunità di lavoro. L’industria ha registrato buoni risultati, soprattutto il settore delle costruzioni che ha assorbito molti giovani in possesso del diploma di scuola media superiore. Quando si tratta di valutare gli effetti prodotti, lo strumento di politica attiva del lavoro, quale il piano di inserimento professionale, assume la caratteristica di investimento di politica economica, in quanto è indispensabile al raggiungimento dell’obbiettivo che vede nel maggior numero di giovani occupati il target da raggiungere. Si è ulteriormente evidenziato dallo studio condotto che dalla popolazione di occupati (1699) ben 467 giovani sono stati stabilizzati nell’azienda con contratto a tempo indeterminato, mentre 446 giovani sono stati stabilizzati con contratto a tempo determinato. Interessanti risultati si sono manifestati anche con le altre tipologie contrattuali come l’apprendistato, con 161 unità occupate, e con i contratti di formazione lavoro, con 155 unità.
Le professioni che hanno inciso maggiormente in termine di contributo professionale sono state: “ personale di segreteria”, “ commesso di vendita” e “operatore generico di produzione”. I Piani di Inserimento Professionale alla luce dei risultati ottenuti si sono dimostrati un valido strumento di crescita occupazionale. Investire nei giovani creando occupazione, trova nell’analisi costi-benefici raggiunto l’obbiettivo tipico che caratterizza le scelte pubbliche: “la massimizzazione del benessere sociale attraverso la creazione di nuove opportunità di occupazione ai giovani”, considerando la minima partecipazione delle imprese con un contributo corrispondente al 50% dell’indennità dovuta al giovane.
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